Stato dell'arte e prospettive future in Italia e in Friuli. Sala Tessitori Trieste, 8 febbraio. Quanto e in che modo il passaggio dall’analogico al digitale terrestre ha cambiato le nostre abitudini di telespettatori? Con il Convegno di oggi LA NUOVA TELEVISIONE DIGITALE, Stato dell’arte e prospettive future in Italia ed in Friuli Venezia Giulia Informest propone una fotografia esauriente di quali siano le percezioni degli spettatori della nostra regione a distanza di poco più di due anni dallo switch off nella nostra regione (dicembre 2010).

Spentosi, infatti, il grande clamore del periodo della “transizione”, i media si sono occupati relativamente di come sono andate le cose “dopo”: lo studio che Informest ha svolto in collaborazione con il Laboratorio di Ricerca Economica e Manageriale dell’Università di Udine nell’ambito del progetto comunitario Digi.tv si è posto l’obiettivo di analizzare proprio quel “dopo”, così da offrire non solo un resoconto puntuale di quali siano state le principali criticità, ma anche di come stanno evolvendo i gusti degli spettatori. I dati sono stati raccolti attraverso interviste telefoniche, su un campione casuale di oltre 700 intervistati, selezionati per genere e fasce d’età così da rispecchiare, in proporzione, le differenze della popolazione del Friuli Venezia Giulia.

Nel complesso, la maggioranza degli intervistati si è espressa in modo favorevole sul passaggio: il 39% giudica come abbastanza utile l’insieme delle innovazioni portate dal digitale, il 19% molto utile: il digitale FVG, insomma, viene “promosso” al 58%, un dato cui va affiancato anche il dato del 38% di quanti credono che i cambiamenti portati dal digitale compensino i disagi e i costi della transizione.

Quali sono le novità che maggiormente hanno colpito i telespettatori? Accoglienza positiva per la moltiplicazione dei canali (19% molto utile, 34% abbastanza utile), per l’alta definizione (21% molto utile, 34% abbastanza utile) e per la possibilità di ricevere informazioni sui programmi (21% molto utile, 38% abbastanza utile). Per nulla scontata la percentuale del 43% che accoglie positivamente la possibilità di seguire i film in lingua originale, un aspetto considerato invece di nicchia.

Per altri aspetti del digitale, invece, i giudizi sono decisamente meno calorosi: ben il 63% degli intervistati giudica per niente utile la programmazione in 3D, e anche la possibilità di esprimere giudizi durante un programma raccoglie un 77% di giudizi poco positivi (per il 55% non serve a niente, per il 21% serve a poco).

Lo studio offre inoltre alcune indicazioni interessanti su possibili scenari futuri: il 48% degli intervistati alla domanda “nuovi canali” ha risposto “no grazie”; il 45% degli intervistati troverebbe invece molto utile una maggiore specializzazione delle reti – l’identità dei canali affidata al tipo dei contenuti. Guardano decisamente al futuro gli spettatori che vorrebbero potenziare l’interattività: il 43,7% gradirebbe usufruire di servizi analoghi a quelli delle pay tv (come l’acquisto di film), e il 51% vorrebbe vedere l’interattività del digitale applicata a servizi quotidiani (prenotazione biglietti ferroviari, prenotazione prestazioni mediche ecc.).

Il convegno è promosso nell’ambito del progetto comunitario “Digi.Tv”, finanziato dal programma See (Sud Est Europa) per la cooperazione transnazionale, che attraverso la condivisione delle “best practice” vuole accelerare la digitalizzazione dei servizi televisivi e promuovere l’utilizzo dei servizi di information & communication technology su banda larga.



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